La Chiesa di Meleto

Stucchi nella Chiesa di Meleto (RN): il restauro

  1. INFORMAZIONI GENERALI SUL RESTAURO DEGLI STUCCHI

Nella chiesa di Meleto si conservano stucchi settecenteschi, risalenti all’origine della chiesa stessa.

Essa sorge nell’antico borgo di Meleto, nel Comune di Saludecio, in provincia di Rimini, in posizione panoramica.

Gli stucchi furono restaurati tra giugno e luglio 2006, in concomitanza con i lavori di ristrutturazione dell’intero edificio, commissionati e diretti dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e architettonici di Ravenna nelle persone dell’Architetto Valter Piazza e della dottoressa Cettina Muscolino.

Gli stucchi restaurati comprendono capitelli, cornici, lesene e altare.

Gli operatori del restauro erano Loredana Di Marzio e Isabella Rivola, della ditta di restauro LA FENICE di Imola.

 

  1. STATO DI CONSERVAZIONE PRIMA DEL RESTAURO

CAPITELLI, CORNICI E LESENE: tutti gli elementi erano in precarie condizioni di conservazione per la presenza di ridipinture e di incrostazioni calcaree dovute alle infiltrazioni d’acqua piovana, che avevano anche causato la caduta di voluminosi blocchi delle cornici, producendo estese lacune negli elementi decorativi.

In numerose zone si notavano distacchi dello stucco di finitura dall’intonaco sottostante, che era a sua volta molto friabile. Numerose crepe si erano formate anche nei capitelli soprattutto in corrispondenza delle parti più aggettanti del modellato.

La fascia più larga del cornicione (fregio) era stata ridipinta di rosso nella zona del presbiterio, e di nocciola nel resto della chiesa.

Il cornicione, che in origine correva lungo tutto il perimetro della chiesa, era completamente mancante lungo il lato destro, mentre era presente con solo una sottile cornice nel lato sinistro. Più integro era invece negli angoli in corrispondenza dei capitelli delle lesene. Queste ultime  non arrivavano più fino a terra, fatta eccezione per quelle dell’abside, e presentavano numerosi rigonfiamenti dell’intonaco. Il loro avanzato stato di  degrado è dovuto anche al modo in cui sono state realizzate; infatti i mattoni, usati per creare l’aggetto dalla parete, non sono incrociati con quelli della parete, ma semplicemente appoggiati ad essa, così che si sono facilmente isolati dal paramento murario, distaccandosi.

La cornice della finestra, di cui restano solo i due lati verticali, era stata colorata di bianco, nascondendo il giallo che la assimilava a cornicione e  capitelli.

ALTARE: anch’esso era in uno stato di degrado molto avanzato, infatti molte cornici aggettanti erano andate perdute, lasciando in vista i mattoni di cui era costituito il supporto per gli stucchi. Il colore azzurro con cui era stato ridipinto era molto dilavato e incrostato, e lasciava trasparire qualche traccia di giallo sottostante. La voluta sinistra, mancante, era stata, però, recuperata tra la terra e le macerie. Tra le cornici superstiti molte erano in fase di distacco.

Sul lato posteriore era ben evidente l’umidità di risalita, che impregnava la muratura, causando il deterioramento degli stucchi delle decorazioni. Nel centro, attorno alla croce, si potevano notare due strati di ridipintura: quello azzurro superficiale ed uno sottostante rosso.

 

  1. RESTAURO ESEGUITO

CAPITELLI, CORNICI E LESENE: il restauro è cominciato con il fissaggio preliminare delle porzioni di cornici e capitelli che erano molto staccate e rischiavano di cadere. È proseguito con la pulitura di tutte le superfici, eseguita con una soluzione di acqua e aceto in bassa concentrazione, per rimuovere lo sporco e le incrostazioni calcaree. In alcune zone è stato necessario intervenire anche meccanicamente con il bisturi per asportare i sedimenti più compatti e le ridipinture. Quindi è stato eseguito il consolidamento degli stucchi in tutte le crepe e le zone in cui si rilevavano dei distacchi, comprese le lesene, praticando iniezioni di resina acrilica in acqua al 30%. E’ stato consolidato anche tutto l’intonaco sopra le cornici, cioè in quello spessore in cui lo stucco non arrivava perché dal basso non sarebbe mai stato visibile, ma che costituiva il riempimento per l’aggetto della cornice stessa. Esso, anche dopo la pulitura, risultava polveroso e molto friabile, così è stato impregnato con una soluzione acquosa al 5% di resina acrilica data a pennello.

A questo punto si poneva il problema del risarcimento delle lacune: poiché alcune cornici mancavano quasi interamente, si è deciso, in accordo con il direttore  dei  lavori, di non integrarle, mentre si è stabilito di intervenire nelle piccole mancanze per dare continuità alle cornici rimaste. La fase di stuccatura delle piccole e medie lacune è stata eseguita con stucco bianco in polvere, a grana fine, preparato al momento, mentre per la stuccatura delle lacune più ampie in cui affioravano i mattoni è stato usato un impasto con granulometria maggiore. Prendendo come riferimento l’intonaco originario, in vista in alcune zone, è stata preparata una malta costituita da polvere di marmo gialla, sabbia fine e calce, opportunamente mescolate (2 : 1 : 1) per ottenere un impasto dello stesso colore beige dell’intonaco originario.

Infine è stato eseguito il ritocco pittorico di cornici e  capitelli, realizzando una velatura biancastra di colore a calce; del fregio e  della specchiatura dei capitelli con una velatura a calce gialla, mentre le lesene sono state tinteggiate con velature di colore a calce giallo, il cui tono è stato identificato in  base al colore esistente, stese a pennello per creare un effetto di superficie  “mossa”. I basamenti delle lesene, ove esistenti, sono stati velati con colore a calce bianco addizionato con resina acrilica in acqua per conferire maggiore resistenza alla pellicola pittorica, trovandosi su elementi vicino a terra  e perciò maggiormente soggetti a usura.

ALTARE: per prima cosa è stata eseguita una prova di pulitura per capire quale fosse la cromia originaria e poter impostare le successive fasi di pulitura e ritocco; sotto l’azzurro era ancora esistente l’originario colore giallo, molto brillante e dato a spessore, quasi a impasto, secondo una tecnica tipica della realizzazione degli stucchi nel ‘700.

Dopo una fase preliminare di consolidamento delle parti pericolanti, si è proseguito con la pulitura delle cornici e dei fondi  e con il mon

taggio della voluta sinistra. Per questa operazione le due superfici da unire sono state bagnate con acqua e resina, poi vi è stato steso un sottile strato di malta e le due parti sono state fatte combaciare. Per dare maggiore resistenza all’ancoraggio sono stati preventivamente inseriti (senza forare l’esterno della voluta) due perni in acciaio inossidabile.

Sono state poi eseguite le stuccature integrando le piccole lacune delle cornici; sono stati  ricostruiti solo il tondo centrale e i riccioli mancanti delle volute, la cui interruzione avrebbe disturbato la visione d’insieme dell’altare.  Come nel cornicione, sopra le lesene i mattoni sono stati coperti con malta tonalizzata che ha anche consentito di ricostruire la forma dell’altare, lasciando neutro il rifacimento.

Infine tutte le superfici sono state ritoccate con velature a calce, date bianche sulle cornici, gialle sui fondi e rossicce nelle sottili modanature e nei ricci delle volute. Questo colore giallo-rosso voleva sicuramente imitare la doratura.

Il retro dell’altare e la mensa sono stati colorati con la stessa tinta  delle pareti della chiesa, data sopra la rasatura a intonaco deumidificante eseguita dai muratori.

Il restauro eseguito è stato in ogni elemento di tipo conservativo, ma ha ridato agli stucchi e alla chiesa di Meleto una parte dell’antico splendore, per una nuova fruibilità degli spazi interni, ma anche esterni, nell’ambito del progetto di riqualificazione del borgo.

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