Il restauro del 1999 al Compianto imolese

IL RESTAURO DEL 1999 al COMPIANTO SU CRISTO MORTO NELLA CHIESA DELL’OSSERVANZA A IMOLA

Visita guidata in occasione della presentazione del restauro il 7 novembre 1999.   

 

Il restauro del 1999 è stata l’occasione per studiare e conoscere un po’ più da vicino il gruppo scultoreo imolese.

Le statue che lo compongono sono sette, più il Cristo, e rappresentano Giuseppe d’Arimatea (inginocchiato), Nicodemo, San Giovanni, la Madonna e le tre Marie (Maria di Magdala, Maria di Cleofa e l’altra Maria).   

Esse sono cronologicamente collocabili attorno alla fine del XV secolo, e stilisticamente sono attribuibili all’ambito culturale emiliano-romagnolo.  Originariamente appartenevano alla chiesa di San Bernardo, infatti alcuni documenti, già studiati dal professor Andrea Padovani, che descrivono la chiesa antica negli anni 1573-74, ci parlano di un “sepolcro della deposizione di Nostro Signore Gesù Cristo” che, specialmente nella settimana santa, era oggetto di grande devozione dei fedeli. Quando nel 1620 fu terminata la nuova chiesa, nel lato destro vi era l’altare centrale dedicato alla Resurrezione di Cristo, sopra il quale era stata ricavata una nicchia con un’inferriata apribile , in cui era ricostruita la deposizione nel sepolcro con statue “dipinte al naturale”, cioè con incarnati e abiti colorati, che solitamente erano tenuti coperti da un telo che veniva rimosso nella Settimana Santa.

La chiesa fu officiata fino al 1805 e probabilmente l’edificio sconsacrato fu usato come pescheria già vent’anni dopo.

In seguito alla soppressione della chiesa di San Bernardo per la riduzione napoleonica delle parrocchie, le statue furono spostate nella chiesa dell’Osservanza e, secondo il Buscaroli, nel trasporto il Cristo andò in frantumi. Le statue furono poste in una edicoletta all’altezza della facciata della chiesa, quando il muro di conta del convento prolungava quello della chiesa inglobando l’area in cui attualmente è situato il giardinetto. Il fondo dell’interno dell’edicola, secondo il Meloni, sarebbe stato dipinto da Alessandro Della Nave, che molto lavorò a Imola in chiese e palazzi, e che era molto esperto in architetture, prospettive e paesaggi.

Alcune cartoline dell’inizio del XX secolo, conservate negli archivi della Biblioteca Comunale, ci mostrano il complesso dell’Osservanza con l’aspetto appena descritto, mentre un’altra, datata 1940, e una di poco precedente (gli alberi del giardinetto sono un po’ più bassi), raffigurano il complesso conventuale con il muro e l’edicola arretrati e con il giardinetto antistante.

Quasi sicuramente la cartolina di queste ultime più antica fu fatta in occasione della realizzazione dell’area verde, lavoro che molto probabilmente risale al 1935, in quanto questo è anche l’anno che, in numeri romani, compare sull’attuale edicola (A. D. MCMXXXV).

Ben diverse dalle precedenti appaiono ora la disposizione delle statue  e la decorazione interna della celletta. Di questo ci parla Rezio Buscaroli in uno scritto del 1944, in cui esprimeva la sua disapprovazione per la decorazione troppo pesante a sassoni dipinti, e in cui riferiva anche che (come si può intuire da una fotografia in bianco e nero del 1933) le statue erano “dipinte a vivaci colori, certo per abbellimento arbitrario della fine del Seicento o del Settecento“. Nella medesima fotografia si può osservare la diversa disposizione delle statue. Con i lavori per la nuova sistemazione sarebbero stati tolti “spietatamente” i colori e anche “la patina del tempo“.             

Una riflessione particolare merita la statua del Cristo che nella fotografia del 1933 era in una posizione completamente diversa dall’attuale   (con il capo a sinistra, il braccio destro abbandonato verso terra, il busto leggermente torto verso destra, il lenzuolo con il panneggio più ricco) che invece assomiglia molto a quanto raffigurato in una stampa del ‘700. La statua di Cristo di era rotta nel 1805 ed era stata rifatta (la vediamo nella foto del 1933) ma probabilmente si ruppe ancora nel secondo trasloco delle statue nel 1935. Questa ipotesi sarebbe sostenuta dall’attribuzione che alcuni studiosi contemporanei fanno al Meluzzi.

 

Con lo spostamento del 1935 si debbono essere rotte anche le altre statue, poiché con il restauro del 1999 si è potuto constatare che esse erano in uno stato di degrado molto avanzato, con enormi stuccature in cemento che volevano celare i dislivelli formatisi tra i pezzi male assemblati, deformando il modellato che invece è di buona fattura.

Inoltre le statue sono state murate al pavimento lastricato della celletta e anche riempite di cemento, probabilmente per renderle più solide, dato che avevano numerose fratture, oltre i naturali tagli di cottura.                                       

Durante il restauro del 1999, con la pulitura, sono emerse tracce di colori blu, verde, rosso nelle pieghe e nelle zone del modellato più profonde, in cui con il precedente restauro non si era riusciti ad arrivare. 

Sono state trovate anche piccole tracce di oro su una preparazione gialla, nei bordi dei vestiti della Madonna e di una Maria. Non possiamo nemmeno stabilire se siano colori originari o ridipinture data la quantità esigua dei frammenti; però possiamo dire che dovevano essere statue molto ricche e raffinate.

Le grosse stuccature in cemento, che falsavano la lettura dell’opera, sono state tolte per quanto possibile, o ridotte di dimensioni e poi velate con una tinta neutra color terracotta.

Il restauro del 1999 è stato eseguito in loco, poiché si è ritenuto che lo spostamento delle statue sarebbe stato oltremodo dannoso, date le loro già precarie condizioni, però, rimosse polvere e ridipinture, esse hanno acquistato maggiore turgore nelle vesti e drammaticità dei volti, con la luce che si riflette sulle superfici esaltandone le forme.

Con il restauro del 1999 il Compianto su Cristo morto è stato così recuperato per i pellegrini e gli intenditori d’arte, ma soprattutto per gli imolesi che, ancora per molto tempo, potranno chiamarlo  affettuosamente “I Piagnoni”.

 

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