Icona raffigurante “Madonna con Bambino”

ICONA raffigurante “Madonna con Bambino”

Questo dipinto, di proprietà privata, è un’icona del 1639, come si evince dalla data scritta sul retro della tavola di legno. E’ di dimensioni ridotte (37 cm x 29,5 cm) ed è stata sottoposta a restauro nel marzo-giugno 2017, per via delle precarie condizioni di conservazione in cui si trovava.

La leggibilità dell’opera era in parte compromessa a causa delle numerose cadute di colore, peraltro risarcite in modo maldestro, che interessavano soprattutto la zona centrale del dipinto, e in particolare i due volti.

L’icona raffigura una “Madonna con Bambino” e nel corso dei secoli questa immagine deve essere stata oggetto di un culto molto vivo, come testimoniano i numerosi interventi con stuccature e ridpinture, volti a conservarla nella sua completezza.

Ma probabilmente sono stati proprio i vari interventi non appropriati ad accelerarne il degrado.

Evidente era la pesante ridipintura del mantello azzurro della Madonna, che recentemente era stato ulteriormente ritoccato con pennellate blu scuro. Anche l’abito del Bambino era stato oggetto di estesi rifacimenti.

Nella parte inferiore dell’icona, in corrispondenza del mantello di Maria, dai ritocchi blu emergevano tracce rossicce, che in un primo momento erano state riconosciute come preparazione del dipinto, mentre in fase di restauro si è visto che era stucco sintetico.

Il fondo dorato sembrava rifatto, come ritoccate apparivano le lettere dei due monogrammi, troppo geometriche, per il tratto continuo e preciso, e per il colore rosso brillante.

I restauri più recenti sono sicuramente due: uno che aveva risarcito le lacune con stucco tonalizzato, e l’altro, successivo, che aveva usato stucco bianco e forse il colore blu scuro che lo sormontava. 

Prima di cominciare il restauro vero e proprio l’opera è stata sottoposta a radiazione UV in laboratorio, che ha evidenziato solo i numerosi ritocchi blu scuro, ma non ci ha dato risposte sul fondo dorato e sul mantello blu. Con l’assenso dei proprietari, per meglio capire l’effettivo stato di conservazione dell’opera, quest’ultima è stata sottoposta a radiazione IR e ai raggi X.

La riflettografia agli infrarossi ha evidenziato ridipinture più estese rispetto agli utlravioletti, mentre la radiografia ci ha mostrato le numerose lacune celate da stucchi e ritocchi, ma anche i numerosissimi chiodi conficcati nella tavola. Quindi il fondo dorato era stato completamente rifatto e per questo anche le lettere greche.

Il rifacimento della doratura del fondo, però, ha risparmiato l’aureola della Madonna, che ha mantenuto la freschezza e l’originalità della lavorazione a bulino.

Le indagini diagnostiche e la storia dell’oggetto mi hanno indotto ad eseguire un restauro conservativo.

L’icona era stata sottoposta ad un intervento di restyling già in passato , e infatti il restauro più antico è quello documentato in una delle iscrizioni sul retro della tavola lignea e datato 1700. Ad esso risale quasi sicuramente il rifacimento del mantello della Madonna con cambiamento del colore da rosso a blu, e quindi anche con cambiamento iconografico. Il restauro settecentesco, ormai storicizzato, è stato mantenuto perché è importante testimonianza del cambiamento di culto riferito a questa immagine. 

La pulitura ha rimosso le ridipinture blu scuro e le vernici ormai ossidate. Sono emerse due cose importanti: una è la mano destra della Madonna che sorregge sul fianco il Bambino; l’altra è la enorme stuccatura in stucco rosso sintetico in basso a destra. Questo stucco è stato giudicato inidoneo e perciò rimosso e sostituito con uno a gesso e colla. La rimozione dello stucco ci ha permesso di vedere che lo strato pittorico ha una preparazione sottilissima, e ciò è probabilmente una delle cause del degrado, in quanto il colore risente molto dei movimenti del legno non avendo uno strato mediano di spessore sufficiente ad ammortizzarli.

A causa dei movimenti del legno la pellicola pitorica mostrava ancora molti sollevamenti e increspature, che sono stati trattati con il termocauterio.

La pulitura ha reso più leggibile il volto della Madonna, che ha riacquistato integrità con il ritocco delle piccole lacune, mentre il viso del Bambino mantiene una scarsa leggibilità a causa delle lacune troppo estese che, per non falsificare l’opera, sono state integrate a rigatino. Con la stessa tecnica sono state anche integrate la grande lacuna nella parte inferiore del mantello e quella sul fondo dorato. Con la rimozione del blu scuro dal mantello della Madonna è emerso il secondo piede del Bambino. Tutto il ritocco pittorico è stato eseguito con colori ad acquerello. Infine la superficie pittorica è stata trattata con vernice protettiva trasparente.

Nella radiografia sono chiaramente leggibili le lettere dei monogrammi originali, il cui significato era stato rispettato, nonostante la grafia dei rifacimenti falsasse un po’ le due lettere a destra.

Quindi in questa icona è possibile leggere:

MP = MATER (madre) ΞΥ = THEOU (Signore).

Questa icona, nell’impostazione generale, rispetta l’iconografia delle icone bizantine della Madonna con Bambino: il capo della Madonna ha una lieve flessione verso il figlio mentre lei lo sostiene con le due mani; il Bambino è leggermente reclinato e appoggiato al braccio destro della madre che sembra cullarlo tra le braccia.

Questa posa carica l’immagine di valenze emotive e teologiche, perché esalta l’affetto nella relazione madre-figlio, e richiama la posizione giacente del Cristo morto. La premonizione del sacrificio di Cristo è evidenziata anche dalla veste rossa del Bambino e dalla mela che tiene in mano, frutto dell’albero del Bene e del Male e perciò allusione alla missione redentiva di Gesù.

Nella radiografia non è visibile il braccio destro del Bambino, per cui molto probabilmente, il frutto è stato aggiunto nel ‘700, poiché non appartiene alla tradizione iconografica delle icone, ma piuttosto alla simbologia rinascimentale.

Nell’iconografia dell’icona il Bambino è benedicente con il braccio destro, mentre con il sinistro sostiene il libro dei Vangeli o un rotolo. Qui la mano sinistra è mancante, quindi non è possibile la lettura completa dell’immagine che, però, si discosta molto dall’immagine tradizionale dell’icona, consentendoci oggi di definire questa opera più propriamente un dipinto su tavola.

La provenienza del nostro dipinto è dubbia, ma la datazione ci consente di classificarla come un esempio della produzione di arte sacra di influenza bizantina, che larga diffusione ebbe in Italia per tutto il Trecento, finché gli elementi bizantini si fusero con la spiritualità e la devozione del cattolicesimo occidentale, coesistendo in un linguaggio espressivo di grande efficacia e bellezza.

Le icone mariane ebbero grande diffusione nel sud d’Italia, che fu il luogo privilegiato del loro sviluppo figurativo e devozionale fra tutti i paesi occidentali di tradizione cattolica latina. L’icona, quindi, in Italia ha occupato e occupa un vasto ambito della produzione dell’arte sacra del Paese.

Interessante nella nostra icona è anche la “lettura” del retro, in cui troviamo la data 1639 interpretabile come anno di realizzazione dell’opera; poi abbiamo l’iscrizione “Fu fatta questa Chiesa nuova / 2 luio del 1754 sotto alla felice elemosina di Pa…XIV…Regnante“; e ancora l’iscrizione “EVI RESTAURATA ARM…ex…1700“.

Infine lungo il bordo inferiore, in stampato maiuscolo di colore rosso, si legge “GIARDI FA”, che con tutta probabilità è la firma dell’autore dell’opera (di cui al momento non si sa nulla).

Altro elemento interessante sono i quattro timbri a fuoco apposti a formare idealmente una croce greca, che raffigurano un agnello con il vessillo e le lettere S I (forse Sanctus Iesus). Probabilmente sono il marchio del monastero di provenienza dell’icona.

Uno dei timbri è parzialmente coperto dalla traversa lignea  centrale, quindi le tre traverse furono inchiodate alla tavola in un secondo momento, forse nel tentativo di fermare i movimenti del legno. Le traverse, infatti, sono di legno di essenza diversa dall’icona che non ha il minimo segno di tarlatura, mentre esse presentano numerosi fori di sfarfallamento.

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