0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Restauro di una olla in terracotta

OLLA IN TERRACOTTA

Misure: ∅ bocca 30 cm

               ∅ pancia 65 cm

               ∅ fondo 40 cm

Datazione: inizio XX secolo

 

STATO DI CONSERVAZIONE PRIMA DEL RESTAURO

Il grande vaso in terracotta si presentava molto degradato, soprattutto a causa di alcuni buchi fatti sulla parete e sul fondo per inserirvi dei tubi metallici. Essendo stato trovato durante i lavori di scavo per il rifacimento di una strada nel centro di Dozza, si può ipotizzare che fosse stato utilizzato come pozzetto per lo scarico di acque a perdere nel terreno. Anche le incrostazioni calcaree trovate all’interno inducono a sostenere questa ipotesi.

 

Altre incrostazioni erano dovute a schizzi di cemento, probabilmente lo stesso con cui erano fissati i tubi. Una crepa partiva dal basso e arrivava fino al colletto del vaso, che, quindi, non si è spaccato in due parti.

Nel fondo era stato praticato un buco, spaccando malamente la terracotta, per far sì che l’acqua fuoriuscisse dal vaso.

Tutta la superficie era patinata da uno strato di polvere e residui di terra. Le incrostazioni lasciavano intravedere, su due parti opposte della metà superiore della pancia, il marchio di fabbrica della olla e, in un’altra parte, una scritta a matita in corsivo. La parte superiore della pancia è decorata con due fiori e due conchiglie alternati, e, sotto una di queste ultime, vi è in rilievo (chiaramente fatto sull’argilla cruda) il numero 200.

 

RESTAURO ESEGUITO

Come prima cosa si è provveduto a pulire la scritta a matita con una soluzione salina applicata con cotone idrofilo fissato ad un bastoncino di legno, e subito sciacquata allo stesso modo per agire sempre su una superficie piccola e quindi più facilmente controllabile, onde evitare di cancellare l’iscrizione. Non è stato possibile pulire a fondo questa zona, perché la scritta rimaneva molto labile, nonostante l’applicazione del fissativo. 

L’iscrizione è la seguente: Signor Landi Giuseppe / Tanti saluti da Gardini Enrico / Tuo Amico     Dozza.

 

Quindi la pulitura è stata estesa a tutta la superficie interna ed esterna del vaso, con soluzione salina data a pennello e con l’ausilio meccanico di bisturi e scalpellino per rimuovere le incrostazioni più tenaci. Anche il tubo metallico ancora conficcato in uno dei buchi è stato levato, togliendo il cemento con scalpellino e martello dopo aver indebolito il blocco cementizio praticando fori con il trapano, per evitare di dover sferrare colpi troppo forti che avrebbero danneggiato ulteriormente il vaso.

 

all’interno, per la presenza dell’invetriatura, i depositi calcarei e i residui cementizi non avevano aderito completamente al supporto, per cui la pulitura, soprattutto meccanica, è risultata agevole e non c’è stata necessità di applicazione di solventi o prodotti anticalcare. Poi con un aspiratore sono stati asportati residui cementizi, foglie, terra, cicche di sigaretta e polveri presenti sul fondo. Infine tutta la superficie, interna ed esterna, è stata sciacquata con acqua corrente e pennello per rimuovere lo sporco negli incavi del modellato.

 

Come fase successiva del restauro è stata applicata una colla fluida all’interno della crepa che poi è stata stuccata, come anche sono stati stuccati i tre grossi buchi nella parte alta del corpo della olla e nel fondo.  Per la rasatura finale delle stuccature è stato usato uno stucco bianco molto fine, per consentire di eseguire l’integrazione cromatica a rigatino, e rendere le lacune più neutre possibile. All’interno, invece, le lacune sono state chiuse con colore a tempera del tono della smaltatura.

Le piccole lacune del modellato, ad esempio nelle conchiglie e nei fiori, non sono state stuccate perchè non interferiscono nella percezione visiva della completezza del manufatto. Tutta la superficie esterna è stata protetta con cera microcristallina trasparente.

 

NOTIZIE STORICHE

La fornace Gallotti fu fondata dall’imprenditore imolese Celeste Gallotti nel 1865 a Imola, e nel 1887 a Bologna. In queste fornaci si producevano laterizi per costruzioni (mattoni, tegole, tubi e comignoli) ma anche pezzi speciali quali mensole per cornicioni, cornici e capitelli.

Sicuramente si producevano anche vasi, ma non sappiamo in quale sede, perchèin un prezziario del 1883-84 della fornace Gallotti di Imola non vengono menzionati

, e nemmeno sono ricordati nella produzione della sede bolognese dove sul finire del XIX secolo la stessa “ammontava a 6 000 000 di pezzi di mattoni pieni, forati, pianelle e terre cotte ornamentali e da decorazione“.

 

La fornace imolese era dotata di un forno Hoffman e fu probabilmente il primo in funzione in tutta l’Emilia Romagna e anche la formatura dei laterizi, che era tradizionalmente fatta a mano, qui era meccanizzata. La produzione si effettuava dalla primavera all’autunno e cessò completamente nel 1964.

 

Sempre dal prezziario dell’800 si evince che ogni manufatto prodotto dalla fornace corrispondeva ad un numero detto “marca” (ad esempio le “tegole a squama” avevano il numero 145, le “tegole piane parigine” il 172 ecc…); quindi il numero 200 che vediamo nella nostra olla potrebbe essere la sua “marca”, ma non compare nel prezziario, in cui i numeri non sono in ordine e la cui sequenza non è completa.

Escluderei che il 200 indichi la capacità della olla, poiché, calcolando il volume dell’oggetto, esso corrisponde a circa 150 litri (di acqua , vino o latra sostanza).

 

Se si considera che i due signori che compaiono nell’iscrizione a matita sono nati a Dozza nel 1864 e nel 1870, e che probabilmente il signor Gardini ha regalato il vaso al suo amico Landi Giuseppe in età adulta, potremmo datare la olla tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. 

Questa iscrizione a matita si è conservata nel tempo nonostante il vaso sia stato “riciclato” come pozzetto di scolo, e chissà se anche l’amicizia tra Enrico e Giuseppe è stata così solida e duratura? Non sappiamo se la olla sia stata usata come pozzetto dal signor Landi, ma è probabile che qualcun altro, erede o parente, o anche sconosciuto, sia entrato in possesso dell’oggetto senza comprenderne il valore storico, artistico e affettivo che era riassunto un quelle poche righe.